mercoledì 13 settembre 2017




Quasi un tango
quasi un gioco
quasi quasi...

Voce di Franco Picchini
poesia di Bruna me stessa




domenica 23 luglio 2017

Piccola



<Potrebbe sembrare presuntuoso e lo è: sono orgogliosa di me stessa e di quello che ho fatto, delle lotte sostenute e vinte, delle lotte perse con dolore ma con accettazione. Sono orgogliosa di ciò che con determinazione perseguo, anche se non so dove porterà il cammino>. Piccola giocava assorta con un ricciolo ribelle intenta a cercare le parole per esprimere il canto che saliva dall'anima. Il sorriso sfiorava le labbra mentre i grandi occhi scuri si perdevano in un punto indefinito della parete azzurra che aveva davanti.

martedì 4 luglio 2017

Introduzione all'antologia Vox Animae IV - edizioni I Rumori dell'anima di Paola Bosca



Umberto Eco diceva: “ [Cit…] Noi siamo la nostra memoria. Ciò rende la nostra vita affascinante perché con l'invecchiare, si recuperano memorie antiche. Io ricordo adesso delle cose della mia infanzia che prima non ricordavo: quindi con gli anni si accresce il patrimonio della nostra memoria, cioè più s’invecchia più si ha anima e, infatti, si ha più anima di un bambino di sei mesi. La memoria quindi è l'identità, ma allo stesso titolo la memoria collettiva è l'identità collettiva'insieme delle biblioteche è l'insieme della memoria dell'umanità”.
Nell’era della rivoluzione digitale dove, paradossalmente, c’è sempre più informazione, corriamo davvero il rischio di perdere la memoria. Basterebbe un blackout, la cancellazione della rete e la rivoluzione in atto diventerebbe sterile come vigna non potata, perché l’amnesia è il cuore di questa rivoluzione.
Prosegue Umberto Eco in una celebre intervista “ [Cit…] Ecco quindi che il problema della memoria collettiva si lega al problema della lettura del libro, della conservazione dell'identità attraverso i musei, la biblioteca di Alessandria…”.
Le biblioteche aggiungo io, libri, in cartaceo, di qualunque argomento trattino.
L’atto del leggere è quello che state compiendo in questo momento, raccogliendo i segni parola per parola: la “lettura” richiede il suo tempo così come lo suggerisce la parola stessa così piacevolmente lenta e scandita nell’essere pronunciata.
Scrivere per trasmettere e leggere per comprendere.
 Non è facile definire in poche parole una raccolta di poesie. E’ il piacere della parola che non è semplice significante ma significato che a sua volta genera, nell’incontro con le altre, altri significati: troviamo la natura, la letteratura, storia e attualità, ci sono suoni, colori, odori, sentimenti, persone, animali e fiori, e poi ci sono il mare e l’infinito cielo sopra un prato. Leggere una poesia, così come un racconto breve, è il dischiudersi di un intero universo che si mescola con quello personale moltiplicato per infiniti universi paralleli.
Leggere per comprendere e ricordare, sperando di tramandare e rievocare.
E il libro, il cartaceo, conserverà a lungo la memoria di quest’avventura che si rinnova ogni anno in Vox Animae: la vostra identità rumorosa e pulsante, condivisa, scambiata, raccontata, dolorosamente o gioiosamente vissuta.  Intensamente letta.

                                                                                                                                 Bruna Cicala



Maree


Mare amaro di maree,
terso suono cristallino
di parole sciolte al vento,
sussurrate contro un sole
che di sale sparge il fuoco.
Mare amaro di quel pianto
verso un porto che è sicuro
come aspro disincanto.
Mare infido di bonaccia
che ipocrito ti culla
sciacquettando contro i piedi
una danza sempre nuova.
Mare aperto sepolcrale
sprofondato negli abissi
di speranza rese vane.
Mare amaro nelle piaghe,
oggi svisceri il tuo conto.

©bruna cicala/R

venerdì 20 gennaio 2017

Labirinti

Vengono giorni in cui i pensieri si affastellano e la voglia di scrivere le emozioni blocca in qualche modo la mente e la mano e anche la tastiera, abituata a correre veloce e azzoppata di qualche lettera, freme inceppandosi. Non riesco a liberare questo stato di attesa dalla gabbia di rete in cui l'ho rinchiuso da qualche tempo: lascia intravedere pentagoni di luce rarefatta e ovattata. Da qualche parte, là fuori, esiste un mondo di emozioni variegate, solari, calde come un abbraccio, ma non sono alla mia portata, preferisco lasciarle fuori ancora un po'. So che è sbagliato e so che il tempo non torna, so che vorrei altro e per contrasto mi accontento di quello che ho, ignorando il resto. In fin dei conti il dolore può attendere oltre la soglia del possibile.Basta accettare e saper ignorare.



Labirinto
Dentro la notte dei mille sentieri
dipano matasse di filo reciso
tastando colori,
aspirando profumi.
Dentro.
Proiezioni di luna
oltre il prisma che abbaglia,
oltre l'ampolla che il fiato
avvolge ed appanna.
Senza sgomento,
assecondo e mi perdo.
©bruna cicala/R