martedì 15 marzo 2016

Genova e Piazza de Ferrari


Genova è la Lanterna. Genova è:

Vento e profumi
nei carruggi stretti
e un punto di cielo tra i panni
che sanno di mare.
Il salmastro corrode le tende
e gli infissi,
anche quelli inventati
contro dazi e balzelli.
E' sole a picco e vento che taglia
sui cento, mille scalini
dei tuoi dislivelli
di vita arroccata, 
le mani avvilite
da borse pesanti
di un vivere duro.
Eppure sei bella, superba
madre dei miei natali,
a te mi inchino dall'alto della spianata
affacciata sul porto
dove i  piccioni fan capolino,
tra le macchie dei parigini,
sui balconi discreti
aperti alle gatte e alla luna nuda,
che ti vince nostalgica puntando il coltello.
Gente di mare, gente d'onore
e di poche parole
confuse tra note di piano
e richiami di navi. (©brunacicala/R)

Genova ha molte immagini nel cuore di ogni genovese, per ogni memoria storica. Ma oltre la Lanterna, la prima cosa che rimbalza alla mente è la fontana di Piazza De Ferrari.



Che strano, non ha nemmeno un nome suo, è la Fontana di Piazza De Ferrari, semplicemente: mastodontica, anacronistica, con una storia recente nonostante sembri appartenuta da sempre alla città; non è nemmeno centenaria. Nata a seguito di una donazione alla città da parte di Giuseppe Piaggio, morto in una sciagura aerea nel 1930, ha occupato il posto dell’antico barchile cinquecentesco, nel 1936, al termine di una vasta ristrutturazione del fulcro della città per opera dell’architetto Carlo Barabino iniziata nell’ultimo decennio dell’ottocento. Poco importa se la “nostra” piazza e la “nostra” fontana sono nate sulle ceneri di demolizioni di quartieri antichi, meravigliose testimonianze di epoche romanticamente sorpassate, dove la genovesità ha avuto modo di esprimere il concetto di “comunità” che da sempre ci identifica.

Ponticello, la Piana di Sant’Andrea, Portoria, Piccapietra. Quante canzoni in dialetto ci lasciano “u magun”, quel senso di dolore opprimente che noi genovesi sappiamo così ben tenere nascosto ma che si riflette negli sguardi e nelle melodie.
La fontana di Piazza de Ferrari è stata amata da subito, la prima e unica vera fontana in una città d’acqua che fino allora aveva conosciuto solo barchili, dove le donne di fatica attingevano acqua da consegnare alle case dei benestanti. Personalmente la preferivo nella vecchia maniera, con il bacile in vista e senza giochi di luci colorate e artefatte, probabilmente sbaglio e non voglio adeguarmi ai ritmi di una città che vuole essere al passo con gli sfarzi della tecnologia ed è pur vero che esistono fontane in antiche dimore e ville italiane, che fin dai tempi di fasti e opulenze storiche, donavano giochi d’acqua colorata e a tempo di musica. Semplicemente, questo non ci rappresenta. Siamo austeri, capaci di distruggere vestigia ma preservando e spostando per la città quanto di accoratamente antico ci piace conservare, così come il Barchile di Ponticello (Barchì, dalla parola “turca” che significa fontana) del 1642 che, recuperato dalla demolizione del quartiere, dopo diverse sistemazioni oggi gorgoglia ancora la sua storia in Campetto.



Ci sarebbero da dire mille cose ancora ma non basterebbe un libro. Forse ne scriverò una prossima puntata in punta di nostalgica penna.

Bruna Cicala©