giovedì 8 ottobre 2015

Anima Animus?

Ieri sera, tornando a casa sotto una fitta cappa di umidità causata dal caldo e dall'acqua torrenziale della giornata, spaventato dai fari della mia auto mi si para, proprio all'altezza del mio posteggio, un tronfio enorme rospo grigio. Scendo dall'auto per spostarlo, cercando di spaventarlo. Nulla,mi guardava con occhi sgranati e languidi, sembrava volersi avvicinare. Ho cominciato a parlargli... "Spostati, principe, la carrozza deve passare altrimenti blocco il passaggio alle altre e domattina sarebbero dolori..." Nulla. Stava lì, anzi, con due balzelli si era proprio avvicinato. Ho cominciato a battere i piedi, l'ho scansato con la borsa. Imperterrito mi guardava e si gonfiava nel respiro affannoso, la pappagorgia in evidenza, il petto esibito. E allora mi è venuta spontanea una risata che ho condiviso con la persona che era con me al cellulare. La risata, ripetuta, alla fine ha vinto la sua "corte" e senza seguito ha preso la via meno opportuna insinuandosi nel pozzetto.
Forse non ho perso nulla o forse chissà...
ergo:
C'era una volta una fiaba che raccontava di un principe trasformato in rospo da un malvagio sortilegio. Quando la principessa di turno, superato il disgusto, lo bacia l'incantesimo si spezza. Questa è una fiaba moderna perchè nella fiaba originale, in realtà, la principessa scaraventa il malcapitato contro un muro per il disgusto che le provoca, e non le interessa che così non avrà l'aiuto per recuperare la palla d'oro caduta nello stagno.
Ora, come tutte le fiabe che si rispettino, e se proprio vogliamo disturbare Jung, la fiaba rappresenta la ricerca del sé, la principessa è la giovane donna che in quanto vergine percepisce il compagno-maschio come un animale, mentre la palla d'oro è l'inconsapevolezza. Quando la principessa supererà il disgusto del baciare il rospo, la sua crescita sarà completata e, da vergine dubbiosa, comincerà a percepire l'uomo-rospo come desiderabile...



Ora passiamo ai fatti concreti.
Nella favola la principessa bacia il rospo. Non sono principessa, non sono indubbiamente vergine, non ho perso la palla d'oro acquisita a suo tempo. Forse è per questo motivo che mi cercava?
Nella realtà che stiamo vivendo, siamo certi che non sia il rospo a dover baciare per acquisire la coscienza della propria psiche?
Bruna@Cicala/R

mercoledì 17 giugno 2015

giovedì 22 gennaio 2015

ho un leggero giramento di testa....

FERMATE IL MONDO
VOGLIO SCENDERE




lunedì 12 gennaio 2015

il bene ed il male

Non saprai mai cosa c'è oltre la nebbia. Devi affrontarla, oppure scappare.
Il coraggio e la verità sono figli del tempo, insieme scoveranno le insidie e dipaneranno i veli




venerdì 2 gennaio 2015

Dura lex. sed lex






  1. Abyssus abyssum invocat


aforismando









Il delirio di onnipotenza obnubila la mente schiava della sua vanità





Tempo di chintane

Erano i giorni in cui in una realtà contadina , esattamente nello stesso paese in cui vivo adesso che di contadino ha conservato solo il ricordo, nelle case non arrivava l'acqua, Bisognava attingere al pozzo e portare grossi secchi su per scale strette e scivolose ed il compito veniva speso affidato ai bambini, numerosi, messi al mondo anche per amore ma anche e soprattutto per avere braccia su cui contare. Non esisteva il bagno, anche in inverno ci si andava a lavare al fiume o al torrente, tutti insieme, il più grande guidava i più piccoli, ci si lavava con la sottana e la maglia, le si insaponava insieme alle braccia e alle gambe viola per il freddo, poi si usciva di corsa dall'acqua, ci si spogliava e ci si rivestiva al riparo degli sterpi secchi per il freddo, un po' più spesso nella bella stagione se non si temevano le sanguisughe presenti nei laghetti. Eppure il freddo non uccideva nessuno.
Nelle case non esisteva il gabinetto (pardon, la toelette). Nel sottoscala o lungo la scala stessa una piccola porta nascondeva la "latrina" praticamente un buco che se non stavi attento ti inghiottiva nei miasmi che emetteva. Naturalmente non esisteva nessun bidet e nemmeno i rotoloni della pubblicità, nemmeno il giornale a dirla tutta... e caso mai ci fosse stato veniva ammorbidito da qualche sputo di saliva. Tutto ciò che finiva dentro il buco costituiva il pozzo nero, si accumulava nei mesi e veniva svuotato più o meno un paio di volte l'anno. Quello che veniva recuperato costituiva la "chintana" , il concime naturale di cui i nostri nonni e bisnonni si servivano per concimare l'orto e le coltivazioni delle patate. Non stupiamoci, nessuno è mai morto per questo, più facile prendere una epatite oggi per non parlare di salmonella o aviaria.
La parte più bella però la voglio riservare a chi si era ritagliato il mestiere di "svuotatore" di pozzi neri, indispensabile per la sopravvivenza delle case, delle normali funzionalità vitali, dell'abbondanza dei raccolti... Qui in questo bel paesello, dotato di bandiera arancione e abitato dal bon ton, come del resto in ogni paesello del nostro bel paese, l'ironia e la voglia di di sentirsi superiori portava ad affibbiare soprannomi destinati a identificare intere generazioni. Ed ecco che il Signor Chintana era fiero di portare nome e contributo.
Non è passato da dimenticare o di cui vergognarsi: è bagaglio fondamentale per capire dove vogliano andare.
Bruna Cicala@/Registrata
inedita 1.1.2015